Epilessia e gravidanza

Associazione Epilessia Emilia Romagna - Epilessia e gravidanzaLe donne con epilessia presentano problemi aggiuntivi legati alle variazioni ormonali che regolano la loro vita in ogni sua fase: il ciclo ovarico, la contraccezione, la gravidanza, il parto, l’allattamento e infine la menopausa. 

In alcune donne è possibile osservare la comparsa o un incremento della frequenza delle crisi in concomitanza con il periodo mestruale (appena prima, durante o appena dopo), si parla così di epilessia o di crisi catameniali.

La terapia ormonale, a scopo contraccettivo, non è controindicata nelle donne con epilessia va però precisato che alcuni farmaci antiepilettici, in particolare quelli di “vecchia” generazione, come la carbamazepina, la fenitoina e i barbiturici, ne riducono l’effetto. Per aumentare il potere contraccettivo bisognerebbe quindi ricorrere a pillole con una maggior concentrazione di estrogeni o utilizzare altri metodi anticoncezionali.

I farmaci antiepilettici di più recente generazione hanno invece una minore interferenza con la pillola contraccettiva consentendone l’utilizzo.

Riguardo alla fertilità non esistono chiare dimostrazioni scientifiche che l’epilessia renda le donne che ne sono affette meno fertili, anche se è indiscutibile che dalle donne con epilessia nascano meno figli rispetto alla popolazione femminile generale, probabilmente per l’influenza di fattori psicosociali (difficoltà nel trovare un partner che accetti la malattia,paura di generare un figlio con lo stesso problema, ecc..).

L’epilessia di per sé non crea problemi rilevanti né durante la gravidanza né durante il parto (che può avvenire tranquillamente in modo naturale), con l’eccezione di tutte quelle situazioni in cui le crisi sono molto frequenti e intense tanto da poter compromettere la capacità di collaborazione della donna durante il travaglio. In questi casi è consigliabile ricorrere a un parto programmato con taglio cesareo, che può essere effettuato sia in anestesia generale che epidurale.

Il problema principale riguarda invece l’utilizzo dei farmaci antiepilettici assunti durante la gravidanza che possono indurre malformazioni fetali (teratogenesi) di entità variabile nei primi tre mesi di gravidanza. Il rischio di malformazioni aumenta di 2-3 volte rispetto alla popolazione generale. E’ noto che alcuni farmaci hanno una maggior probabilità di teratogenesi e, mentre sono ben noti gli effetti dei vecchi farmaci poco si sa ancora dei nuovi. Nei centri specializzati nella cura delle epilessie le donne vengono seguite con controlli più accurati e più frequenti dal ginecologo-ostetrico e dal neurologo-epilettolgo e il percorso viene condiviso dai due specialisti.

La gravidanza deve quindi essere programmata cominciando per tempo ad assumere la terapia con acido folico e semplificare lo schema terapeutico.

L’allattamento al seno non solo non è controindicato ma è consigliabile anche per i vantaggi psicologici che ne derivano. I farmaci assunti dalla madre sono in genere scarsamente concentrati nel latte e solo nel caso dei barbiturici e delle benzodiazepine si potranno avere effetti sedativi nel bambino, transitori. Inoltre durante la gravidanza i farmaci assunti dalla madre arrivano al feto attraverso il sangue e in realtà, se dopo la nascita il bambino non viene allattato al seno, si potrà avere una vera e propria sindrome da “astinenza”.

Nei primi giorni e mesi di vita del bambino la donna è più esposta al rischio di crisi per la perdita di sonno, e per la situazione di aumentato stress che la nascita comporta, si devono pertanto adottare poche regole comportamentali che mettano al riparo dal rischio di crisi e di conseguenti cadute che si possono verificare durante l’allattamento. L’allattamento dovrebbe avvenire in posizione distesa, a letto o su un tappeto, durante la notte la madre potrebbe evitare il risveglio tirandosi il latte e lasciare che sia il partner ad allattare il neonato con il biberon al posto suo.

Epilettologo e neonatologo supporteranno la donna anche in questa fase di post-partum già per natura particolarmente delicata che potrebbe incrementare stati ansia e depressione, rendendo talvolta necessario un sostegno psicologico.

 

 
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