HOME > Dieta chetogenica, il cibo come farmaco

Che cos’è la dieta chetogenica? A chi è consigliata e a cosa serve? In vista del Chetoday che si svolgerà a Fico Eataly World il 30 novembre abbiamo chiesto alla dottoressa Barbara Mostacci un approfondimento che possa essere utile ai pazienti che desiderano conoscere meglio le potenzialità di questo regime alimentare

Di Lara Mariani - 23 novembre 2019

La dieta chetogenica è un regime alimentare nel quale la maggior parte dell’apporto energetico viene dai grassi e che ha mostrato di essere efficace nell’epilessia farmacoresistente.  Barbara Mostacci, neurologa ed epilettologa presso L’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna spiega infatti che “dal punto di vista del metabolismo del cervello questa dieta permette di ottenere risultati simili al digiuno”. Prima del Chetoday che l’Associazione Epilessia Emilia Romagna ha organizzato presso Fico Eataly World ci sembrava doveroso chiedere alla dottoressa Mostacci un approfondimento su questo regime alimentare. Lei per prima cosa ci spiega che la dieta chetogenica è “un’alimentazione normalmente normo-proteica da cui vengono esclusi i carboidrati a favore dei grassi, cercando sempre di privilegiare i grassi “buoni” (come l’olio extravergine di oliva e le noci). È vero però che anche burro e panna possono essere presenti in quantità decisamente alte rispetto a una dieta classica. Può essere normo-calorica, ma anche ipo-calorica per pazienti che devono perdere peso”.

Scusi dottoressa, ma come è possibile perdere peso con una dieta basata sui grassi?

Capisco che possa sembrare contraddittorio, ma a dispetto di quello che si può pensare può essere utilizzata anche per dimagrire, se ipocalorica. Poiché i grassi e soprattutto i chetoni, (i composti che si generano durante questa dieta e che le danno il nome) hanno un effetto molto saziante. Anzi, a breve termine, è un regime alimentare che può essere più facile da seguire di altri.

A lungo termine invece?

Ad oggi l’esperienza della dieta chetogenica è molto più ampia nella popolazione pediatrica. Sugli adulti i dati che abbiamo non sono a lungo termine, ma normalmente, come altre terapie antiepilettiche, anche questa deve esser protratta per tempi lunghi e questo può essere più difficoltoso. La sospensione è in ogni caso possibile, sotto controllo nutrizionistico. Del resto non si tratta di una pratica irreversibile come può essere un intervento chirurgico. Solo per i pazienti che hanno la condizione di deficit da Glut 1 la dieta è una terapia insostituibile. Infatti il difetto metabolico alla base del disturbo viene compensato dal fatto che non c’è il glucosio nell’alimentazione (escludendo i carboidrati si esclude il glucosio).

Quindi tutti i carboidrati sono esclusi?

Sono ammessi in piccole quantità, prevalentemente quelli all’interno della frutta e degli ortaggi.

Qual è la maggiore difficoltà che si incontra nel seguire questa alimentazione?

Sul lungo periodo serve una grande convinzione perché nelle persone con epilessia e farmacoresistenti questo deve diventare un regime alimentare praticamente definitivo o almeno a lunghissimo termine. Inoltre, perché le cose possano funzionare nel tempo, è bene che tutta la famiglia si regoli su questo tipo di alimentazione. È ovvio che siamo in un paese e in una società dove alimenti come pasta e pizza hanno un ruolo centrale, quindi già per questo è difficile seguire la dieta chetogenica, però oggi c’è molto interesse sulla questione e stanno entrando in commercio alimenti che imitano i prodotti da forno e che non contengono il glucosio.

Ci sono dei ricettari che le famiglie possono consultare?

Ci sono dei ricettari che possono essere distribuiti ai pazienti e anche ricette che si possono trovare su siti specifici. (ketogourmet.blog) Molti sono in lingua inglese e questo perché nei paesi anglosassoni la dieta chetogenica è molto più diffusa che qui da noi.

Il motivo è solo nel fatto che in Italia è più difficile rinunciare alla dieta mediterranea o ci sono anche altre ragioni?

In primo luogo bisogna considerare che gli Stati Uniti sono il paese in cui la dieta chetogena ha avuto origine e ad oggi la città di Baltimora ospita il centro in cui ci sono più pazienti, più esperienza e più ricerca. Poi, in effetti, negli Stati Uniti l’alimentazione di base rende l’implementazione di questa dieta un po’ più semplice. Comunque oggi lo sforzo di renderla più accettabile e gustosa è sempre più forte.

Quali pazienti dovrebbero seguire questa dieta?

Sicuramente i pazienti che hanno il deficit Glut 1. Ma la dieta chetogenica può avere una grande efficacia contro l’epilessia farmaco-resistente indipendentemente dalla causa. Però questa dieta richiede molto al paziente. In generale il regime che si propone all’adulto è meno rigido di quello che si propone al bambino perché per l’adulto è più difficile seguirlo, visti tutti i risvolti culturali sociali e affettivi che ha il cibo, che sono già radicati nella vita adulta. Per fortuna, grazie soprattutto al centro di Baltimora, in questi ultimi anni sono emerse diete molto più semplici da seguire dove non è più necessario pesare tutto continuamente, ma si concede un certo grado di libertà anche quando si mangia fuori casa. Ad esempio la dieta di Atkins modificata è più semplice da seguire e più libera. Però il paziente deve essere sempre molto motivato.

Quali sono i controlli da fare e le controindicazioni che si possono generare?

Esami ematochimici generali vanno fatti a cadenza regolare e nell’adulto sono da tenere particolarmente sotto controllo colesterolo e trigliceridi, anche se in realtà alcuni studi a lungo termine dimostrano che, nonostante questi si alzino un po' all’inizio, nel corso del tempo tendono a normalizzarsi. Però è importante fare un’ecografia del fegato e delle carotidi prima dell’inizio della terapia e in seguito controlli programmati nel tempo. Inoltre ci può essere una predisposizione ai calcoli che però può essere controllata con adeguata idratazione e integratori.

Ricordiamo che è una dieta in cui non si può assolutamente improvvisare.

Bisogna sempre essere seguiti e sotto controllo perché se fatta bene, non ha delle conseguenze negative a lungo termine. Oggi viene utilizzata soprattutto per l’epilessia farmacoresistente, ma viene sperimentata con successo anche per alcune forme di mal di testa. La si guarda con interesse anche per quanto riguarda altre patologie come alcune malattie neurodegenerative, però in questo momento i dati non sono tanti.

Come aumenta la qualità della vita dei pazienti?

Nell’epilessia farmacoresistente riduce le crisi del 50%, in circa il 50% per cento dei pazienti che la seguono. La metà dei pazienti viene quindi considerata responder. In più la dieta chetogena porta altri benefici, li fa sentire meglio, può aumentare la lucidità e la partecipazione in pazienti con encefalopatia. Altro aspetto importantissimo è, quando possibile, la riduzione del carico dei farmaci e dei loro effetti collaterali. E poi per i pazienti che devono dimagrire, fa anche dimagrire.

Quando si arriva a considerare l’ipotesi della dieta chetogenica? Per alcuni pazienti è l’ultima spiaggia oppure oggi si può proporre anche prima?

Sicuramente al momento della diagnosi nei pazienti con il deficit glut 1. Per gli altri, e mi riferisco soprattutto agli adulti, che sono i pazienti che io seguo, nella maggior parte dei casi arriva dopo tutte le altre opzioni e dopo molti farmaci e combinazioni terapeutiche. Però ci stiamo lavorando tanto e non escludo che tra qualche anno la mia risposta potrebbe essere diversa.

 


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