

«È finito il tempo delle parole, delle buone intenzioni, della solidarietà per un giorno, della consapevolezza con la scadenza entro 24 ore. Perché una persona con epilessia non vive questa condizione solo un giorno l’anno ma tutti i 365 giorni del calendario, per tutta la sua vita. E non ha bisogno di parole e buone intenzioni ma di fatti concreti. Per questo l’Associazione Italiana Epilessia quest’anno ha deciso di celebrare la Giornata Mondiale proprio quando i riflettori si sono appena spenti. Per lanciare un messaggio chiaro: è arrivato il tempo delle azioni, del pungolo alle Istituzioni, della “chiamata alle armi” delle coscienze. E continueremo a farlo, giorno dopo giorno, fino a quando anche in Italia l’epilessia non sia considerata nell’ambito di un Piano Nazionale». È quanto mai determinato Tarcisio Levorato, presidente AIE nel dire basta a quel “buonismo” delle Giornate Mondiali che poi resta lettera morta.
Un appello lanciato in occasione di una Conferenza Stampa che AIE ha organizzatto, a Roma, alla Camera dei Deputati alla quale hanno preso parte come relatori: Angelo Labate,Coordinatore nazionale del Gruppo di Studio Epilessia della Società Italiana di Neurologia – SIN e Professore ordinario di Neurologia all’Università degli Studi di Messina; la Presidente dell’International Bureau of Epilepsy (IBE) Francesca Sofia; l’On. Ilenia Malavasi, Componente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e Firmataria della Proposta di Legge “Disposizioni concernenti la tutela dei diritti e la piena cittadinanza delle persone affette da epilessia”; e Antonino Anicito che ha voluto portare la sua testimonianza di persona con epilessia.




