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Epilessia e posto di lavoro

Epilessia e posto di lavoro

Epilessia e posto di lavoro. Un problema da sempre, che esita in una marcata sottooccupazione delle persone con epilessia che secondo diverse ricerche consiste nel 50% di disoccupazione. Stigma, mal celati timori e pregiudizi espliciti tengono le persone con epilessia ai margini del mondo del lavoro, finendo per gravare il fardello di aver l’epilessia del peso di una ridotta autonomia e quindi una vita sociale marcatamente più povera non solo di risorse ma anche di relazioni. Ripartire dal terreno delle relazioni, sostenendole mediante dati ed evidenze relative a cosa è l’epilessia è il modo di affrontare la questione: la persona con epilessia ha diritto di lavorare e può svolgere attività lavorative senza pericolo né per se stesso, né per i colleghi. Ancora una volta, l’informazione è parte della soluzione.

Secondo i dati dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), nel 2020 la media di ore di lavoro in Italia, considerando sia i contratti full time che quelli part-time, è stata di 1.558,7. Sono ore che passiamo sostanzialmente nello stesso posto, con le stesse persone – un ambito di frequentazione abituale sociale, esterno al privato familiare, che non ha eguali nella vita quotidiana delle persone. Il livello e la densità di relazioni che si attivano in questo contesto hanno valore enorme- un network in cui ciascuno di noi svolge ruoli e adempie a compiti che non sono limitati allo specifico del lavoro svolto, ma implicano la dimensione più ampia della condivisione del tempo e dello spazio sociale. Proprio come un tessuto connettivo, questa matrice ha la funzione di fare da supporto, unire e proteggere gli altri ambiti della vita certamente fornendo sussistenza, ma anche avvalendosi e fornendo competenze non solo lavorative. Per questa ragione poter entrare nelle fabbriche e negli uffici per parlare di epilessia ha un duplice valore. Spiegare cosa è l’epilessia e cosa fare se si è di fronte a una persona che ha una crisi non serve soltanto a diffondere informazioni sul primo intervento per aiutare il collega, consente anche di combattere lo stigma e rendere l’ambiente del posto di lavoro consapevole e accogliente nei confronti delle persone che vivono con questo disturbo neurologico. Un lavoratore informato è anche un cittadino che sa cosa è l’epilessia e come comportarsi non solo dentro la fabbrica o l’ufficio, non solo di fronte alla crisi epilettica ma anche nei confronti della persona che ne soffre, consentendo a quest’ultima di vivere alla luce del sole la propria quotidianità.

L’accoglienza che nel tempo la Bonfiglioli nei suoi 5 stabilimenti in Italia prima, e ora la G D. del Gruppo Coesia hanno riservato alla nostra proposta di organizzare delle ore di formazione per i propri dipendenti relativamente alla questione “epilessia e posto di lavoro” costituiscono una dimostrazione di sensibilità al tema, un’importante attività di comunicazione interna al personale, ma soprattutto un’innovazione: concepire l’azienda non solo come luogo dove si produce merce, ma il contesto in cui la responsabilità sociale d’impresa prende la forma della produzione di valori e pratiche di buona cittadinanza. Parlare di epilessia e far circolare informazioni corrette nelle fabbriche e negli uffici, ambienti abitati da una rete fitta di relazioni vuol dire poter innescare percorsi virtuosi non solo agevolando l’accoglienza dovuta alle persone con epilessia sul posto di lavoro, ma anche diffondendo comportamenti non discriminatori e inclusivi nella società anche fuori dai cancelli e dai tornelli di accesso dell’azienda.

Il progetto Epilessia e posto di lavoro dell’Associazione Italiana Epilessia è attivo da oltre un anno. Nelle ore di aula dedicate alla questione abbiamo sempre registrato grande interesse da parte dell’uditorio che ha colto l’occasione di incontro non solo per “prendere appunti” ma anche peer chiedere e rendere visibile la questione. Non infrequentemente in questi incontri è emerso che – sebbene nell’ombra- tra i colleghi c’è una persona con epilessia che però non ha detto… Va sottolineato che c’è nessun obbligo per chi soffre di epilessia a dirlo, ma si immagini la sensazione di liberazione che deriva dal poter vivere in un contesto in cui anziché il timore di venir giudicati per il tramite di antichi e immotivati pregiudizi, viga l’informazione corretta. Un ambiente lavorativo davvero accogliente e preparato in tema di epilessia è uno dei fulcri possibili (l’altro è la scuola) per poter combattere lo stigma ovunque si annidi e realizzare così una società più giusta per tutti.

Andrea Tomasini

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