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Epilessia, scoperti nuovi geni alla base della malattia

Un nuova ricerca ha identificato undici geni alla base dell’epilessia, aprendo la strada a innovative prospettive di diagnosi e cura personalizzata. Lo studio su Nature Communications

L’epilessia è malattia neurologica comune ma ancora troppo poco conosciuta. Qualcosa in più sappiamo oggi grazie alla scoperta di undici nuovi geni collegati alla patologia, che potrebbero non solo aiutare a far luce sulle basi del disturbo ma anche portare allo sviluppo di nuovi trattamenti. La scoperta arriva da uno studio genomico su larga scala, frutto della collaborazione internazionale di oltre 150 ricercatori appartenenti al Consortium on Complex Epilepsies dell’International League Against Epilepsy(ILAE). La ricerca, pubblicata su Nature Communications, apre la strada verso farmaci sempre più selettivi e personalizzati, progettati “su misura” per ogni paziente.

I numeri dell’epilessia

Con circa 65 milioni di casi nel mondo, l’epilessia è una delle malattie del sistema nervoso centrale tra le più comuni e problematiche: un terzo delle sue forme non risponde ai farmaci antiepilettici tradizionali. In Italia sono oltre 500000 le persone che ne soffrono, circa una persona ogni cento, con più di 25000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. Eppure più della metà non ne conosce le cause.

Che cos’è l’epilessia

L’epilessia è una patologia neurologica caratterizzata da crisi epilettiche ricorrenti, che si ripetono nel tempo in modo spontaneo e non sempre prevedibile, con frequenza e durata variabili. Tali crisi sono dovute alla presenza di un gruppo, più o meno ampio, di neuroniche manifestano un’attività elettrica eccessiva, paragonabile ad una scarica elettrica incontrollata e sproporzionata, che inizia all’improvviso e termina più o meno rapidamente. Le crisi epilettiche vengono definite focali (parziali) o generalizzate, a seconda che la scarica delle cellule nervose si verifichi in una sola regione della corteccia cerebrale o in tutta la corteccia cerebrale.

Fin dai tempi di Ippocrate (400 a.C.) è nota l’importanza di una predisposizione familiare nell’insorgenza del cosiddetto “morbo sacro”. Ora si sa che le epilessie costituiscono un gruppo eterogeneo di malattie multifattoriali, determinate da fattori genetici e/o ambientali. Per questo è più corretto parlare di epilessie al plurale, invece che al singolare. Oltre ad epilessie dovute a lesioni cerebrali acquisite, ad esempio in seguito a traumi cranici, tumori, ictus (epilessie sintomatiche), vi sono epilessie riconducibili a danni cerebrali strutturali (malformativi o metabolici) per cause genetiche e altre dovute a difetti funzionali dell’attività cerebrale, di solito geneticamente determinati, in assenza di un danno cerebrale dimostrabile (epilessie idiopatiche).

L’analisi genetica delle epilessie

Nelle ultime due decadi, la rivoluzione molecolare in medicina ha avuto un notevole impatto nella diagnosi e nel trattamento delle epilessie, in particolare di quelle idiopatiche. Attraverso il confronto del DNA di individui malati e sani è possibile identificare i geni che possono determinare o influenzare il rischio di sviluppare la malattia. Le moderne tecniche di analisi genetica hanno permesso così di individuare mutazioni in geni specifici, coinvolti, ad esempio, nella codifica di recettori per il GABA o dei canali ionici delle cellule nervose.

Lo studio su Nature Communications si inserisce all’interno di questo contesto. I ricercatori hanno confrontato il DNA di 15212 individui colpiti da forme diverse di epilessia (epilessia focale, epilessia genetica generalizzata e epilessia non classificata) con quello di 29677 individui non affetti. Le differenze sono state analizzate per individuare le mutazioni genetiche che potrebbero causare la malattia. In questo modo sono stati identificati 16 geni coinvolti, di cui 11 mai evidenziati prima. È interessante osservare che questi geni sono associati alle epilessie genetiche generalizzate, un gruppo di epilessie ancora poco conosciute nonostante siano caratterizzate da alta ereditabilità.

I nuovi geni scoperti hanno differenti funzioni biologiche, tra cui la codifica di canali ionici delle cellule nervose, di fattori di trascrizione e di un enzima coinvolto nel metabolismo della vitamina B6. Ognuno di questi geni rappresenta un candidato biologico che può contribuire a spiegare le cause dell’epilessia ed un potenziale bersaglio per farmaci antiepilettici.

“Sappiamo da tempo – ha detto Colin Doherty del FutureNeuro Research Centre in Irlanda, coautore della ricerca- che la genetica gioca un ruolo molto importante nell’epilessia; tuttavia, fino ad ora, si sapeva poco sui geni responsabili delle forme più comuni del disturbo. Identificare quelli che causano l’epilessia è di notevole importanza se teniamo conto del fatto che un terzo dei 65 milioni di pazienti che ne soffrono non possono essere curati con le opzioni di trattamento attualmente disponibili”.

Farmaci antiepilettici personalizzati

Gli studi sul DNA possono rappresentare una base promettente per la medicina genomica personalizzata. Sulla base dei risultati ottenuti, utilizzando una potente tecnica bioinformatica, i ricercatori hanno identificato ben 166 farmaci promettenti per la cura dell’epilessia che prendono di mira direttamente le basi genetiche della malattia. La tecnica bioinformatica utilizzata consente di analizzare velocemente centinaia di migliaia di molecole, alla ricerca di quelle che hanno un’attività sul gene o sul prodotto genico selezionato come bersaglio farmacologico. “Questa ricerca-ha detto Norman Delanty, coautore dello studio- incoraggerà i ricercatori a sviluppare terapie personalizzate e di precisione per pazienti con forme di epilessia complessa e difficili da trattare. Ciò consentirà un migliore controllo delle crisi e un miglioramento della qualità della vita per pazienti e famiglie”. Sugli sviluppi futuri è intervenuto anche Sam Berkovic dell’Università di Melbourne, spiegando quali saranno i prossimi passi per i ricercatori impegnati nel progetto: “Il prossimo step sarà quello di considerare un campione di individui di dimensioni ancora maggiore, attività già in corso, e poi approfondire tali studi su specifici gruppi di pazienti e sui geni alla base di specifiche forme di epilessia per mettere a punto nuove terapie”.

Riferimenti: Nature Communications

Articolo pubblicato su Galileo scritto da Francesca Italiano