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Di Robiz
Home » Arte nell’epilessia » La vita attraverso di te (Capitolo 11)
L’autunno è ormai iniziato e, forse per la prima volta dopo tanti anni, con poco entusiasmo da parte mia.
Amo questa stagione per i suoi colori, i profumi nell’aria, la poesia e la romantica malinconia che la natura sa regalarti, ma quest’autunno portava con sé un “retrogusto” amaro, di sconfitta, di sogni perduti.
Era il 3 di settembre quando uscii dall’ospedale e mi ritrovavo, in un attimo, a cancellare 6 mesi di vita che per me rappresentavano il raggiungimento di un obbiettivo sognato da sempre.
Dovevo riprendermi a curare?
D’accordo, l’avrei fatto, ma con una consapevolezza maggiore.
Se dovevo buttare via quanto sognato in quei 6 mesi, volevo che almeno quel periodo conservasse per me un senso, l’unico che poteva ancora avere: una nuova cura che mi permettesse di vivere meglio rispetto al passato.
Così, uscita dall’ospedale, decido di consultare un nuovo neurologo, non perchè non fossi soddisfatta del mio abituale, ormai mio medico curante da più di 20 anni, quanto per avere un parere in più, anche alla luce del nuovo incidente accadutomi.
Non riuscivo a togliermi dalla testa che quella caduta potesse essere in qualche modo causata da un fattore a cui nessuno aveva dato peso: un angioma venoso che ho nel cervello.
Così vado da un neurologo, un primario, che in uno studio da mille e una notte, con parcella notevolmente onerosa, mi dice di non preoccuparmi per l’angioma che non rappresenta alcun rischio.
Mi propone una nuova medicina, più avanzata della precedente e con meno effetti collaterali, e mi assegna un dosaggio molto alto.
Faccio notare che nella mia storia clinica la costante è stata quella che reagisco bene a dosi minime, ma a lui non importa, più sicuro partire con la dose massima.
Nel congedarsi, mentre mi stringe la mano, mi dice in un soffio:
“solo una cosa, relativamente all’angioma: eviti di sollevare pesi. Cerchi anche di essere regolare d’intestino”.
Al mio chiedere il perché mi viene detto che queste due situazioni potrebbero causare un’emorragia celebrale…
Rimango quanto meno interdetta, ma come, prima mi dici che non c’è da preoccuparsi e poi, salutandomi, quasi se te ne stessi dimenticando, mi dici che se un giorno sono stitica posso avere un’emorragia?
Esco dallo studio fuori di me, non sapevo proprio più a cosa credere.
La vita è strana e spesso succede che guardando indietro ti accorgi che momenti che al presente hai vissuto come sconfitte si siano rivelate poi nel tempo delle vittorie.
Così fu.
La visita di quel primario non mi aveva naturalmente soddisfatta così incominciai a smanettare su internet e tra letture e telefonate approdai a quello che sembrava essere il centro d’eccellenza per chi aveva angiomi nel cervello come me.
Telefono, prenoto una visita, (tra l’altro tutto con la mutua) e dopo pochi giorni sono a Milano, all’appuntamento con un angiologo e un’epilettologa.
La visita dall’angiologo mi chiarirà una volta per tutte che il neurologo primario di cui sopra, di angiomi non ne capiva davvero niente, mi viene detto di stare tranquilla e mi viene anche spiegato, in modo molto chiaro e preciso, perché il mio angioma non è pericoloso.
Subito dopo visita dall’epilettologa, nello stesso centro, la quale, conferma la scelta del medicinale prescritto, medicinale non sedativo che quindi mi avrebbe consentivo di svegliarmi senza sentirmi “rintronata” e che oltretutto non avrebbe avuto alcuna interazione con altri farmaci. La dottoressa è però concorde con me che la dose prescrittami è per me troppo alta, così si decide di iniziare pian piano ad abbassarla.
Da 2.000 mg. al giorno, sono passata a 500, dose che ormai prendo da 4 anni senza alcun disturbo.
Tutto questo per dire che ci sono medici che oltre ad essere impreparati sono addirittura pericolosi per i consigli e le cure che danno, mentre ci sono altri, per nostra fortuna, che sanno fare la loro professione con competenza.
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