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Linee guida per l'epilessia in gravidanza

Per ridurre i rischi di madre e feto

Sono state pubblicate le nuove linee guida americane per la gestione dell’epilessia nelle donne che potrebbero rimanere incinte. Il documento, frutto della collaborazione fra American Academy of Neurology, American Epilepsy Society (AES) e Society for Maternal-Fetal Medicine, è stato pubblicato su Neurology e offre raccomandazioni fondamentali per ottimizzare il controllo delle crisi epilettiche e lo sviluppo fetale, riducendo i rischi legati all’assunzione dei farmaci.
Per ridurre il rischio di malformazioni congenite le linee guida suggeriscono l’uso di farmaci specifici come lamotrigina, levetiracetam e oxcarbazepina. Da evitare, invece, l’uso di acido valproico, fenobarbital e topiramato, medicinali associati a maggiori rischi di esiti neuroevolutivi negativi, fra cui disordini dello spettro autistico e quoziente intellettivo più basso.

Una delle raccomandazioni chiave è l’assunzione di almeno 0,4 milligrammi di acido folico al giorno prima e durante la gravidanza per diminuire il rischio di difetti del tubo neurale e potenzialmente migliorare gli esiti neuroevolutivi.
Cruciale è la gestione delle crisi: minimizzare le crisi tonico-cloniche, che coinvolgono spasmi corporei generalizzati, è fondamentale per ridurre i rischi sia per la madre che per il feto. L’eventuale interruzione dei farmaci durante la gravidanza potrebbe aumentare la frequenza delle crisi.
Il gruppo coordinato da Alison Pack della Columbia University di New York è arrivato alla conclusione che per alcuni farmaci antiepilettici la valutazione del rischio si basa su dati insufficienti.
“Per questo motivo è importante parlare con il proprio medico prima di rimanere incinte e informare il medico il prima possibile se si scopre di esserlo, senza interrompere o modificare i farmaci autonomamente”, conclude Pack.

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FONTI:
• www.italiasalute.it
• Neurology

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