L'arte nell'epilessia
Estratti di arte creata da persone con epilessia
L'arte nell'epilessia
Estratti di arte creata da persone con epilessia

Sara Veronese - Epilessia

E’ il mio compleanno e oggi andiamo in gita. Sono solo in ritardo per l’ennesima volta quindi lascio a metà la colazione e corro in macchina. Mamma accende il motore e *buio*.
Apro gli occhi e sono sul divano. Ma perchè tutta questa gente mi guarda? Cavolo che mal di testa!
Ma che giorno è? Aspetta ma io dovevo andare in gita… Mamma siamo in ritardo…’ Qualcuno mi chiede se mi ricordo che giorno è oggi. Io realizzo che compio 16 anni e poi *buio*.

Ho 25 anni oggi e mi ricordo tutto di quel giorno. Ma oggi, a differenza di allora, sono consapevole che ciò che una decina di anni fa mi aveva spaventato, cambiandomi da un momento all’altro, oggi è uno dei miei punti di forza: l’epilessia.

Da quando ho scoperto di avere l’epilessia, una delle persone che ho visto di più negli ultimi anni, oltre ai miei famigliari, è il mio neurologo. I primi tempi ricordo che per me era una tortura fare quelle visite.
Mi sentivo un animale da laboratorio, osservato, studiato. Insomma…una cavia in tutto e per tutto.
Crescendo, poi, il rapporto con l’epilessia e con i medici, fortunatamente, è cambiato…anche se odio ancora fare le visite 😉

Da quando ho scoperto di essere epilettica la mia vita è leggermente cambiata, ma sicuramente la cosa che mi ha più ‘rivoluzionato l’esistenza’ è stata dover prendere le pastiglie mattina e sera. Spesso le ho dimenticate e mi son subita le urla preoccupate di mia madre che mi ricordava di quanto io fossi smemorata.
A quel punto ho deciso di mettere una sveglia sul telefono per ricordarmele, ma non sempre ha funzionato (sì, spesso la spengo e continuo a fare ciò che sto facendo dimenticandomi delle pastiglie…)
Quando esco a mangiare o quando vado in vacanza devo sempre ricordarmi di portarle con me, insomma, son diventate una estensione di quel che sono, ma grazie a loro posso avere una vita molto più serena.

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi ‘incantavo’.
Rimanevo con lo sguardo sognante a fissare il vuoto per qualche secondo e poi tutto tornava alla normalità. Questo accadeva anche mentre tenevo un discorso, mentre qualcuno mi stava parlando, mentre mangiavo…
Alcune volte giustificavo questo mio comportamento con la stanchezza, altre con l’amore, finchè non ho scoperto che anche qui c’era lo zampino della mia amica epilessia.

Ogni volta è come uscire da un labirinto.
Ricostruire come mi chiamo, quanti anni ho, dove ero sono le informazioni più complesse.
Il risveglio dopo una crisi epilettica è sempre strano e difficoltoso.
Mancano sempre tanti elementi del puzzle ma solo tu saicome metterli insieme.

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