Un buio ricco di luce

Di Valentina Callaci

Era un semplice giorno di primavera quando nella luce più splendente dell’intensa
e speciale giornata mi fermai e comparve una luce nera e invisibile, nera.
Salii su una limousine bianca e rossa che emanava una tempesta blu…
era giorno o forse notte, non lo scoprii mai
ma il mio dolce e leggero corpo morbido e delicato cadde come un fulmine notturno.

Mi risvegliai ed ero in un candido e profumato letto,
ma in una stanza triste, cupa e piena di sofferenza
passata e presente e si sentiva.

Si attivò il mio cuore e udii quella sensazione di vuoto e di mancanza,
mancanza di verità.
Così avvenne per mesi e mesi, che sembrarono anni, decenni, secoli,
una poesia che si ripeteva all’infinito
come il sorriso passato
e ogni volta il mondo mi circondava e mi derideva
mostrando il lato peggiore di una piccola fanciulla
nella sua dolce età.

Un giorno mi svegliai
e mi tirai uno schiaffetto sulla guancia rossiccia e mi dissi:
“Chi sono ora? Cosa e perché mi è successo? Dove sei? Dov’è la tua strada?”
ed ebbene sì, mi risvegliai da quell’incubo
dominato da un diavolo,
chiamato con un termine particolare
che ad oggi sono fiera di portare, epilessia.

Ho aperto gli occhi e ora rivedo il Sole

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